Fashion insurance: La moda non e un codice da vinci

Se a livello internazionale quasi tutti i settori dell’economia sono stati colpiti senza pietà dalla crisi, lo stesso non si può dire del mercato dei luxury goods: i beni di lusso, infatti, sembrano non aver quasi risentito della recessione, costituendosi in questo modo come uno dei settori trainanti dell’economia europea.

Uno studio di S&P (Standard and Poor’s Corporation) pubblicato alla fine del 2012, “Il lustro del settore dei beni di lusso si attenuerà ma non scomparirà nel 2013”, ha rilevato non solo che il 2012 si è chiuso con un bilancio positivo per quasi tutti i marchi di lusso, ma che ci sono ulteriori prospettive di crescita tra il 6% e l’8 % anche per il 2013 (e tale tendenza è prevista fino al 2015).

Il trend è dovuto a diversi fattori: innanzitutto, nonostante la crisi, la maggior parte degli acquirenti che prima della crisi consumava beni di lusso ha mantenuto il proprio potere d’acquisto; inoltre, fattore ancora più importante (soprattutto in relazione alle vendite nel mercato internazionale), i Paesi emergenti che stanno potenziando sempre di più la propria economia stanno mostrando un interesse crescente verso il comparto dei luxury goods, dove ancora primeggia l’eccellenza del made in Italy. La metà delle vendite totali del settore dei beni di lusso, infatti, proviene oggi dai mercati come la Cina, il Brasile, la Russia ed il Medio Oriente, le cui popolazioni stanno assistendo all’aumento dei loro redditi disponibili: basti pensare che si prevede che la Cina possa diventare, nei prossimi 5 anni, il secondo più grande mercato dei beni di lusso, alle spalle degli Stati Uniti e davanti al Giappone.

L’apparente invulnerabilità del settore all’attuale crisi economica si manifesta anche in un maggiore e continuo investimento delle aziende, che sono così in grado di offrire molteplici opportunità di lavoro nel mercato dei luxury goods: diverse le figure ricercate, dal luxury brand manager (un professionista della gestione dei marchi di lusso) agli addetti alle vendite nei negozi, dai sarti ai modellisti e ai tintori. Mestieri, questi ultimi, che in questi anni sono quasi scomparsi dal mercato italiano e la cui penuria ha fatto sì che aumentasse la domanda. Soprattutto in questi casi, poi, le competenze necessarie riguardano un sapere essenzialmente pratico che quindi non necessariamente è acquisibile tramite il conseguimento di particolari titoli di studio: sono numerosi, infatti, i corsi professionali dedicati alla formazione di tali figure.

Requisito essenziale, ovviamente, una buona padronanza della lingua inglese.

 

Amalia Scherillo http://www.brainatwork.it

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